MAPPA DELLE PIETRE
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Pietre d'inciampo

LE PIETRE, I NOMI, LE PERSONE
In questa sezione è possibile visualizzare la geolocalizzazione delle pietre d'inciampo di Torino e consultare le biografie corrispondenti.
Elenco Pose in Torino dal 2015 ad oggi
Di seguito sono elencati in ordine alfabetico le vittime, cliccando sul nome verrà esplosa la scheda con la rispettiva biografia.

Filippo Acciarini nacque il 5 marzo 1888 a Sellano (PG) da Francesco e Anna Nocelli. Sposato con Teresa Griva, abitava in via Carlo Alberto 22 a Torino.

Aderì giovanissimo al movimento socialista, andando incontro a difficoltà lavorative che gli imposero cambi di città e di mestiere fino a quando, ferroviere, venne trasferito a Torino, che da quel momento fu la sua città. Negli anni Venti, cominciò a collaborare con il settimanale “Il grido del popolo” e con il quotidiano socialista ”L’Avanti!”. Come giornalista documentò la “strage di Torino” del 18 dicembre 1922, alla quale pure scampò fortunosamente. Durante il ventennio di dittatura fascista continuò la sua attività politica clandestina, che gli valse molte discriminazioni lavorative, molti rischi e un processo davanti al Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Dopo l’8 settembre 1943 si applicò all’attività antifascista con rinnovata energia, occupandosi – tra l’altro – dell’edizione torinese dell’”Avanti!” clandestino. Collaborò attivamente alla riuscita degli scioperi del marzo 1944, e anche per questo venne individuato e arrestato a Torino. Venne poi deportato nel campo di concentramento di Mauthausen con un convoglio che arrivò tra il 24 e il 27 giugno 1944. Venne immatricolato con il numero 76202, classificato sotto la categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici) e dichiarò la professione di giornalista. Venne in seguito trasferito in sottocampi di Mauthausen: prima Grossraming, poi St. Valentin, quindi nuovamente Mauthausen.

Filippo morì il 2 marzo 1945 nel campo di Mauthausen.

Gelindo Augusti nacque il 24 giugno 1904 a Cavarzere (VE). Trasferitosi a Torino, si sposò con Bianca Blua, con la quale viveva in via Vicenza 23 a Torino.

Terenzio Magliano (anche lui poi deportato per motivi politici a Mauthausen) lo ricordò come un giocatore di calcio atletico e aitante. Gelindo lavorava presso il cotonificio Vallesusa di Torino Dora, e venne arrestato il 4 marzo e in seguito agli scioperi avvenuti tra il 1° e l’8 marzo 1944 a Torino e in buona parte dell’Italia settentrionale. Fu deportato insieme ad altre 596 persone con il trasporto n. 32 della numerazione Tibaldi, proveniente da Firenze. Giunse a Mauthausen l’11 marzo 1944, e lì venne registrato con il numero di matricola 56909 e classificato come "Schutz" (prigioniero per motivi politici). Dichiarò il mestiere di meccanico.

Trasferito nel sottocampo di Gusen e poi di nuovo a Mauthausen, Gelindo morì in una data incerta, compresa tra il 10 e il 16 marzo 1945.

 

 

Giuseppe Benetton nacque a Padova il 10 marzo 1905 da Vittorio e Regina Bortolami. Sposato con Rosa Nardo, viveva con la moglie e la figlia Lia in via Pagno 9 a Torino.

Operaio alla Fiat presso le officine SPA, era membro della 4^ brigata SAP col nome di battaglia di “Padoan”. Per questo motivo venne arrestato nella notte del 17 febbraio 1944. Detenuto in un primo tempo presso Le Nuove di Torino, venne in seguito portato presso il comando germanico all’Albergo Nazionale e quindi trasferito al campo di Fossoli. Di qui venne deportato a Mauthausen l’11 marzo 1944. Arrivato il 17 marzo successivo, Giuseppe fu immatricolato col numero 56952 e classificato nella categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici). Dichiarò il mestiere di verniciatore. Venne in seguito trasferito nel sottocampo di Zement-Ebensee.

Giuseppe morì a Ebensee il 7 marzo 1945.

Vittorio Casnati nacque a Buja (UD) il 17 agosto 1910 da Achille e Anna Pittini. Sposato con Elvira Martinetto, viveva con la famiglia in via Chiesa della Salute, 67 (attuale 73 della stessa via) a Torino.

Operaio presso le Ferriere Fiat e membro del 1° settore SAP, ebbe un ruolo nello sciopero del marzo 1944. Per questo motivo venne arrestato il 3 marzo 1944. Venne in seguito deportato l’11 marzo 1944 a Mauthausen, immatricolato col numero 57023 e classificato nella categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici). Dichiarò il mestiere di trafilatore. Venne in seguito trasferito a nel sottocampo di Gusen.

Vittorio morì a Gusen il 17 novembre 1944. Il suo nome è ricordato sulla lapide aziendale un tempo posta presso le Ferriere Fiat e ora conservata presso il Museo Diffuso della Resistenza di Torino.

Enrico Colombo nacque a Fossano il 5 gennaio 1880 da Aronne e Diamanta Colombo. Sposato con Eugenia Jona, viveva al numero 15 di piazza Castello (l’attuale 161) a Torino.

Insieme al fratello Benvenuto possedeva il negozio di tessuti e abbigliamento “Alle province d’Italia”, che avevano fondato all’angolo tra via Garibaldi e piazza Castello, e cui collaborava il nipote Mario. In seguito alle leggi razziali del 1938, con il divieto agli ebrei di possedere e gestire attività commerciali, la famiglia Colombo si trovò costretta ad affidare formalmente il negozio a un loro dipendente di fiducia, che cominciò a gestirlo per loro conto. In seguito la famiglia abitò a Nizza fino al 1940, poi a Torino ed infine nelle Valli di Lanzo, dove sfollò per sfuggire ai bombardamenti. Dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione nazista dell’Italia del Centro-Nord cominciarono le deportazioni di ebrei dall’Italia verso i campi di sterminio in Polonia; Enrico, Benvenuto e Mario furono vittime del tradimento da parte del dipendente che gestiva il loro negozio. Attirati a Torino il 27 ottobre 1943 per quello che doveva essere un incontro di affari al caffè Zucca in via Roma, i Colombo vi furono arrestati dalle SS. Il dipendente fedifrago incassò dai nazisti la taglia di 5.000 lire per ogni ebreo catturato e si appropriò del negozio, che saccheggiò. Dopo un periodo di detenzione prima alle Nuove di Torino quindi nelle carceri di Milano, Enrico, Benvenuto e Mario vennero deportati a Auschwitz il 6 dicembre 1943.

Enrico come suo fratello non superò la selezione iniziale e venne ucciso al suo arrivo a Auschwitz l’11 dicembre 1943.

Dopo la guerra, il dipendente fedifrago, processato, fu prosciolto per l’amnistia decretata per i reati degli anni di guerra.

Benvenuto Colombo nacque a Fossano il 5 agosto 1882 da Aronne e Diamanta Colombo. Sposato con Clara Segre, viveva con la famiglia al numero 15 di piazza Castello (l’attuale 161) a Torino.

Insieme al fratello Enrico possedeva il negozio di tessuti e abbigliamento “Alle province d’Italia” che avevano insieme fondato, e si trovava all’angolo tra via Garibaldi e piazza Castello; vi collaborava il figlio Mario. In seguito alle leggi razziali del 1938, con il divieto agli ebrei di possedere e gestire attività commerciali, la famiglia Colombo si trovò costretta ad affidare formalmente il negozio a un loro dipendente di fiducia, che cominciò a gestirlo per loro conto. In seguito, la famiglia abitò a Nizza fino al 1940, poi a Torino ed infine nelle Valli di Lanzo, dove sfollò per sfuggire ai bombardamenti. Dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione nazista dell’Italia del Centro-Nord cominciarono le deportazioni di ebrei dall’Italia verso i campi di sterminio in Polonia; Enrico, Benvenuto e Mario furono vittime del tradimento da parte del dipendente che gestiva il loro negozio. Scesi a Torino il 27 ottobre 1943 per quello che doveva essere un incontro di affari al caffè Zucca in via Roma, i Colombo vi furono arrestati dalle SS. Il dipendente fedifrago incassò la taglia di 5.000 lire per ogni ebreo e si appropriò del negozio, che saccheggiò. Dopo la detenzione prima alle Nuove di Torino quindi nelle carceri di Milano, Enrico, Benvenuto e Mario vennero deportati a Auschwitz il 6 dicembre 1943.

Benvenuto come suo fratello non superò la selezione iniziale e venne ucciso al suo arrivo a Auschwitz l’11 dicembre 1943.

Dopo la guerra, il dipendente fedifrago, processato, fu prosciolto per l’amnistia decretata per i reati degli anni di guerra.

Mario Colombo, nato a Torino il 5 aprile 1914 da Benvenuto e Clara Segre, abitava al numero 15 di piazza Castello (l’attuale 161) a Torino.

Collaborava col padre Benvenuto e lo zio Enrico, che avevano fondato e possedevano il negozio di tessuti e abbigliamento “Alle province d’Italia” che si trovava all’angolo tra via Garibaldi e piazza Castello. In seguito alle leggi razziali del 1938, con il divieto agli ebrei di possedere e gestire attività commerciali, la famiglia Colombo si trovò costretta ad affidare formalmente il negozio a un loro dipendente di fiducia, che cominciò a gestirlo per loro conto. In seguito, la famiglia abitò a Nizza fino al 1940, poi a Torino ed infine nelle Valli di Lanzo, dove sfollò per sfuggire ai bombardamenti. Dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione nazista dell’Italia del Centro-Nord cominciarono le deportazioni di ebrei dall’Italia verso i campi di sterminio in Polonia; Enrico, Benvenuto e Mario furono vittime del tradimento da parte del dipendente che gestiva il loro negozio. Attirati a Torino il 27 ottobre 1943 per quello che doveva essere un incontro di affari al caffè Zucca in via Roma, i Colombo vi furono arrestati dalle SS. Il dipendente fedifrago incassò dai nazisti la taglia di 5.000 lire per ogni ebreo catturato e si appropriò del negozio, che saccheggiò. Dopo la detenzione prima alle Nuove di Torino quindi nelle carceri di Milano, Enrico, Benvenuto e Mario vennero deportati a Auschwitz il 6 dicembre 1943. All’arrivo al campo l’11 dicembre, superò la selezione iniziale e fu immatricolato.

Mario morì in prigionia in un luogo ignoto il 30 marzo 1944.

Dopo la guerra, il dipendente fedifrago, processato, fu prosciolto per l’amnistia decretata per i reati degli anni di guerra.

Arduino Cremisi nacque a Pisa il 25 novembre 1876 da Angiolo e Rachele Momigliano. Sposato con Camilla Sorzana, con la quale ebbe il figlio Giorgio Amedeo, abitava con la famiglia in via Legnano 28 a Torino.

Entrato a 20 anni nel Corpo forestale dello Stato, il suo servizio lo portò in varie zone d’Italia e specialmente a Torino, dove dal 1929 fu colonnello comandante della IV Legione forestale. Nel 1939, in applicazione delle leggi razziali, Arduino fu posto in congedo assoluto in quanto ebreo.

Per una delazione venne arrestato il 26 ottobre 1944. Detenuto in un primo tempo nel campo di Bolzano-Gries, il 14 dicembre 1944 fu deportato a Flossenbürg, dove arrivò il 20 dello stesso mese. Venne immatricolato col numero 40043.

Arduino morì a Flossenbürg il 14 gennaio 1945, vittima di un esperimento medico.

Il 14 gennaio 2015 il Corpo forestale dello Stato ha intitolato la caserma del Comando provinciale di Pisa a Arduino Cremisi.

Giacomo De Benedetti nacque a Acqui il 19 luglio 1900 da Vittorio e Olga Carpanetti. Sposato con Gabriella Trieste, abitava con la moglie e i figli in via Campana 24 a Torino.

Ingegnere, lavorava alla FAX, una fabbrica di armi fornitrice della Marina militare. Nonostante la sua condizione e le sue scelte (cattolico, volontario nel 1917, iscritto al Partito fascista dal 1925), Giacomo fu discriminato sul posto di lavoro per le sue origini ebraiche a causa delle leggi razziali del 1938. Dopo l’occupazione nazista seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943, le condizioni precipitarono: fu arrestato il 20 dicembre 1943 da truppe italiane a causa di una delazione. Detenuto in un primo tempo alle Nuove di Torino, venne quindi trasferito alle carceri di Milano, e di qui il 30 gennaio 1944 deportato ad Auschwitz, dove fu immatricolato.

Giacomo morì nel campo di Janinagrube il 31 gennaio 1945.

Giuseppe Davide Diena nacque a Carmagnola il 16 dicembre 1883 da Giacobbe e Anna Sacerdote. Sposato con Elettra Bruno, cattolica praticante, abitava con la moglie e i figli Giorgio e Paolo in via Mazzini 12 a Torino.

Laureato in medicina, nel 1909 fu tra i fondatori della Società Italiana di Gastroenterologia. Dopo la Prima guerra mondiale, alla quale partecipò come volontario, Giuseppe Davide aderì al movimento Democrazia Sociale, una formazione politica antifascista nata da una scissione del Partito radicale. Ottenuta nel 1928 la libera docenza all'Università di Torino, continuò a frequentare ambienti antifascisti e legati alla massoneria (era affiliato alla storica loggia torinese “Dante Alighieri”). Ebreo, nel 1938 fu colpito dalle leggi razziali: ebbe il permesso di continuare la sua professione solamente a favore di pazienti ebrei. Nel 1942 fu arrestato con uno dei figli, Giorgio, per detenzione di materiale di propaganda antitedesca; rilasciato dopo alcuni mesi, riprese la sua attività clandestina. Con l'occupazione nazista successiva all’8 settembre 1943, Giuseppe Davide si trasferì con la moglie a Cavoretto (sulla collina torinese) per tentare di sfuggire alle persecuzioni. Ciononostante, venne arrestato a Torino il 29 agosto 1944 da truppe tedesche durante l’operazione che portò all’arresto anche del domenicano Giuseppe Girotti. Detenuto alle Nuove di Torino, fu poi trasferito al campo di Bolzano, e di qui il 14 dicembre 1944 deportato a Flossenbürg, dove venne immatricolato col numero 40061.

Giuseppe Davide morì a Flossenbürg il 2 marzo 1945 a causa delle percosse subite.

Una lapide nell’androne del palazzo di via Mazzini 12 ricorda la morte del figlio Paolo, partigiano dal settembre 1943 nella Divisione autonoma Val Chisone, ucciso in combattimento l’11 ottobre 1944, e quella di Giuseppe Davide.

Luigi Fabbris nacque nella frazione Bottrighe di Adria (RO) il l° settembre 1886 da Ortensio e Maria Casellato. Sposato con Cesira Siviero, viveva con la famiglia in via Lauro Rossi, 43 a Torino.

Operaio della Snia Viscosa e membro della 22^ brigata SAP Martinelli, fu tra gli organizzatori degli scioperi del marzo 1944. Per questo motivo venne arrestato il 3 marzo 1944 da italiani e portato alla Casa Littoria (attuale Palazzo Campana) e quindi incarcerato nella caserma di via Asti. Fu deportato a Mauthausen con il trasporto partito il 13 marzo 1944 da Torino che arrivò a Mauthausen (via Bergamo) il 20 dello stesso mese. Venne in seguito trasferito nel sottocampo di Schwechat.

Luigi morì a Schwechat il 30 aprile 1944. Una lapide ricorda Luigi Fabbris in corso Romania a Torino, presso lo stabilimento Michelin (che subentrò nelle strutture della Snia Viscosa negli anni Cinquanta).

Teresio Fasciolo nacque a Torino il 9 ottobre 1925. Non conosciamo molto della sua breve vita, ma sappiamo che abitava in via Pagno 8 e che frequentava l’Istituto per elettrotecnici Amedeo Avogadro di corso San Maurizio 8 a Torino.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con la nascita della Repubblica Sociale Italiana, i bandi Graziani resero obbligatorio l’arruolamento delle classi dal 1923 al 1925. Teresio rientrava in una classe di leva richiamata, e nei mesi successivi fu costretto a una scelta. Nei primi giorni di marzo del 1944 abbandonò gli studi per unirsi ai partigiani della II Divisione Garibaldi operante nelle Valli di Lanzo. La sua esperienza nelle fila della Resistenza fu interrotta quando le SS e le forze repubblichine organizzarono un grande rastrellamento a partire dal 7 marzo 1944: in seguito ai combattimenti, Teresio fu arrestato e fu condotto alle carceri Nuove di Torino. Il giorno 13 marzo, caricato su un camion insieme ai compagni catturati e agli operai arrestati in seguito alla partecipazione agli sciopero della prima settimana di marzo, percorse corso Vittorio Emanuele II e giunse alla Stazione di Porta Nuova. Di qui, su un convoglio composto da vagoni merci, con i suoi compagni di deportazione giunse a Bergamo nel pomeriggio. Pochi giorni dopo, venne formato un nuovo convoglio, composto da 245 deportati provenienti da Torino, 157 da Milano, 34 da Genova e Savona e i restanti 127 da varie parti della Lombardia. Il treno partì da Bergamo tra il 16 e il 17 marzo del 1944, passò da Verona, Tarvisio, Villach per arrivare il 20 marzo a Mauthausen. Arrivato a destinazione, Teresio venne registrato con il numero di matricola 58855, venne classificato con la categoria Schutz (prigioniero per motivi politici) e dichiarò il mestiere di elettrotecnico. Non si hanno notizie sul periodo trascorso nei lager da Teresio, ma certamente condivise con i compagni la fame, gli stenti, le condizioni di vita disumane e le violenze. Fu in seguito trasferito a Gusen e successivamente a Schwechat-Floridsdorf, entambi sottocampi di Mauthausen dove i prigionieri venivano sfruttati come forza lavoro.

I suoi compagni, tra i quali Ferruccio Maruffi, ricordarono la morte del “giovanissimo ribelle delle Valli di Lanzo”: il suo decesso fu registrato il 30 maggio 1944 a Wien Schwechat, sottocampo di Mauthausen.

 

Donato Foa nacque a Casale Monferrato il 6 novembre 1876 da Abramo e Zeffora Luzzati. Sposato con Olga Levi, abitava con la famiglia in via Ormea 40 a Torino.

Ebreo, il 9 agosto 1944 venne arrestato a Canischio (TO). Detenuto in un primo tempo presso le carceri Nuove di Torino, fu poi trasferito al campo di Bolzano. Venne deportato ad Auschwitz con il trasporto partito da Bolzano il 24 ottobre 1944.

Donato non superò la selezione inziale e venne ucciso il giorno stesso del suo arrivo a Auschwitz, il 28 ottobre 1944.

Guido Foa nacque a Torino il 18 novembre 1920 da Donato e Olga Levi. Sposato con Elena Recanati, abitava con la famiglia in via Ormea 40 a Torino.

Ebreo, il 10 agosto 1944 venne arrestato a Canischio (TO). Detenuto in un primo tempo presso le carceri Nuove di Torino, fu poi trasferito al campo di Bolzano. Venne deportato ad Auschwitz con il trasporto partito da Bolzano il 24 ottobre 1944. Al suo arrivo al campo, il 28 ottobre 1944, superò la selezione inziale e venne immatricolato.

Non abbiamo notizie della vita di Guido nel campo, sappiamo solo che morì in un luogo sconosciuto dopo il 22 gennaio 1945.

Elena Recanati vedova Foa in Napolitano nacque a Torino il 12 marzo 1922 da Luigi e Luigia Simon. Sposata con Guido Foa, abitava con la famiglia in via Ormea 40 a Torino.

Ebrea, il 9 agosto 1944 venne arrestata a Canischio (TO). Detenuta in un primo tempo presso Cuorgné, quindi alle carceri Nuove di Torino, venne in seguito trasferita al campo di Bolzano. Fu deportata ad Auschwitz con il trasporto partito da Bolzano il 24 ottobre 1944. Al suo arrivo venne immatricolata col numero A-26692. In un momento sconosciuto, successivo alla sua immatricolazione e precedente la metà di gennaio 1945, venne trasferita verso Ovest.

Elena sopravvisse alla vita nei campi di concentramento, e venne liberata dal campo di concentramento di Ravensbrück il 30 aprile 1945.

Renato Forlino nacque a Torino il 31 luglio 1913 da Antonio e Giovanna Varvello. Sposato con Agostina Gariglio, viveva con la moglie e il figlio Aldo in via Spontini 26 a Torino.

Di professione operaio scrittore di insegne, aderì alla Resistenza e venne arrestato a Torino a causa probabilmente di una delazione. Venne deportato a Mauthausen il 20 marzo 1944 con il trasporto partito da Bergamo il 16 dello stesso mese (n. 34 Tibaldi). Lì fu immatricolato col numero 58867 e classificato nella categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici). Dichiarò il mestiere di pittore. Venne in seguito trasferito a nel sottocampo di Gusen II.

Renato venne liberato il 5 maggio 1945. Per le sue critiche condizioni fisiche, venne ricoverato nell’ospedale militare di Linz, in Austria, dove morì il 12 giugno 1945. Renato venne ricordato dai suoi compagni di prigionia sopravvissuti, tra cui citiamo Ferruccio Maruffi. La sua salma venne individuata nel cimitero dell’ospedale di Linz e, il 29 giugno 1973, ritornò in Patria e deposta al Cimiter Monumentale di Torino. dal 12 giugno 2015, dopo settant'anni esatti dal decesso, i suoi resti riposano all'Ossario Comune della Gran Croce.

Jacopo Franco nacque a Verona il 9 giugno 1884 da Salomone Massimo e Giulietta Tedeschi. Sposato con Gina Della Seta, abitava con la moglie in via Cosseria 1 a Torino.

Di famiglia ebraica, possedeva e gestiva con la moglie la vetreria Franco in corso Regina Margherita 27. Con l’entrata in vigore delle leggi razziali del 1938, che imponevano il divieto per gli ebrei di possedere attività imprenditoriali, i coniugi furono costretti a cedere la gestione e la proprietà a dipendenti di fiducia, che si occuparono del funzionamento della vetreria restituendola correttamente agli eredi dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Jacopo si allontanò con la moglie da Torino per sfuggire alle persecuzioni, sfollando presso parenti in Toscana. Venne arrestato il 20 aprile 1944 a Chianni (PI) da italiani. Detenuto nel carcere di Firenze, venne quindi trasferito al campo di Fossoli, e di qui il 16 maggio 1944 deportato a Auschwitz.

Jacopo non superò la selezione iniziale e fu ucciso il giorno stesso del suo arrivo a Auschwitz, il 23 maggio 1944.

Gina Della Seta nacque a Castel Gandolfo (RM) il 3 settembre 1894 da Raimondo e Sara Pontecorvo. Sposata con Jacopo Franco, abitava con il marito in via Cosseria 1 a Torino.

Di famiglia ebraica, possedeva e gestiva con il marito la vetreria Franco in corso Regina Margherita 27. Con l’entrata in vigore delle leggi razziali del 1938, che imponevano il divieto per gli ebrei di possedere attività imprenditoriali, i coniugi furono costretti a cedere la gestione e la proprietà a dipendenti di fiducia, che si occuparono del funzionamento della vetreria restituendola correttamente agli eredi dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Gina si allontanò da Torino con il marito per sfuggire alle persecuzioni, sfollando presso parenti in Toscana. Venne arrestata il 20 aprile 1944 a Chianni (PI) da italiani. Detenuta nel carcere di Firenze, venne quindi trasferita al campo di Fossoli, e di qui il 16 maggio 1944 deportata a Auschwitz.

Gina non superò la selezione iniziale e fu uccisa il giorno stesso del suo arrivo a Auschwitz, il 23 maggio 1944.

Renzo Fubini nacque a Milano il 30 settembre 1904 da Riccardo e Bice Colombo. Sposato con Maria (Marisetta) Treves, abitava con la famiglia in corso Arimondi 11 a Torino.

Laureato con lode in Economia con Luigi Einaudi, viaggiò e studiò a Londra e a New York prima di tornare in Italia per divenire professore dell’Università di Trieste. Dal 1935 insegnò Scienza delle finanze e poi Economia, mantenendo contatti con i più importanti colleghi europei. In quanto ebreo fu colpito dalle leggi razziali del 1938, che lo costrinsero a lasciare l’insegnamento.

Agenti della polizia italiana arrestarono Renzo a Ivrea il 7 febbraio 1944. La cattura, che avvenne attirandolo all’esterno del convento nel quale si era rifugiato con il pretesto di una inesistente comunicazione riguardante la moglie, avvenne a causa di una delazione anonima. Venne condotto in un primo tempo alle carceri di Ivrea, in seguito trasferito alle carceri di Milano e quindi al campo di Fossoli. Fu infine deportato a Auschwitz il 16 maggio 1944. Al suo arrivo al campo il 23 maggio, venne immatricolato col numero A-5410.

Renzo morì ad Auschwitz dopo il 14 settembre 1944.

Giuseppe Girotti nacque ad Alba il 19 luglio 1905 da Celso e Martina Proetto. Frate predicatore domenicano, viveva presso il convento di via San Domenico 0 a Torino.

Laureato in teologia e apprezzato commentatore biblico, manteneva rapporti culturali internazionali con Roma e con Gerusalemme. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, all’insaputa dei superiori, fu organizzatore di una rete clandestina che si occupava di nascondere e aiutare partigiani ed ebrei. Vittima di una spia fascista che si presentò come partigiano ferito, Giuseppe venne arrestato il 29 agosto 1944. Il falso partigiano ferito si presentò come figlio di Giuseppe Davide Diena, che così venne catturato nell’ambito della stessa operazione. Trasferito a Bolzano, Giuseppe Girotti venne deportato a Dachau il 9 ottobre 1944. Lì fu immatricolato col numero 113355 e classificato nella categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici).

Giuseppe morì a Dachau il 1 aprile 1945. La sua vicenda venne ricordata da alcuni compagni sopravvissuti, tra cui citiamo Ferruccio Maruffi.

Remo Jona nacque a Asti il 30 aprile 1900 da Rodolfo e Emilia Segre. Sposato con Ilka Vitale, viveva con la moglie e i figli Ruggero e Raimondo in via Filangieri 4 a Torino.

Ebreo, dopo l’8 settembre 1943 per sfuggire al rischio della deportazione si nascose con la famiglia a Issime in Valle d’Aosta. In quel luogo, però, il 7 dicembre 1943 venne catturato insieme alla moglie e ai figli, condotto alle carceri di Aosta e quindi trasferito nel campo di Fossoli. Fu deportato ad Auschwitz con il trasporto partito il 22 febbraio 1944 e arrivato il 26 dello stesso mese. Arrivato al campo, superò la selezione e venne immatricolato col numero 174508.

Diversamente dalla moglie e dai due figli, che furono uccisi all’arrivo ad Auschwitz, Remo sopravvisse alle dure prove del campo e venne liberato il 27 gennaio 1945. Morì il 18 dicembre 1954, travolto da una motocicletta sulla strada provinciale di Lanzo, nei pressi della villa dei suoceri.

Ilka (in alcuni documenti anche Ilca) Vitale nacque a Torino il 17 febbraio 1906 da Achille e Rina Loria. Sposata con Remo Jona, viveva con il marito e i figli Ruggero e Raimondo in via Filangieri 4 a Torino.

Ebrea, dopo l’8 settembre 1943 per sfuggire al rischio della deportazione si nascose con la famiglia a Issime in Valle d’Aosta. In quel luogo, però, il 7 dicembre 1943 venne catturata insieme al marito e ai figli, condotta alle carceri di Aosta e quindi trasferita nel campo di Fossoli. Fu deportata ad Auschwitz con il trasporto partito il 22 febbraio 1944 e arrivato il 26 dello stesso mese.

All’arrivo al campo, Ilka non superò la prima selezione e venne uccisa il giorno stesso insieme ai suoi figli.

Raimondo Luigi Eugenio Jona nacque a Torino il 13 gennaio 1937 da Remo e Ilka Vitale. Viveva coi genitori e con il fratello Ruggero in via Filangieri 4 a Torino.

Ebreo, dopo l’8 settembre 1943 per sfuggire al rischio della deportazione si nascose con la famiglia a Issime in Valle d’Aosta. In quel luogo, però, il 7 dicembre 1943 venne catturato insieme ai genitori e al fratello, condotto alle carceri di Aosta e quindi trasferito nel campo di Fossoli. Fu deportato ad Auschwitz con il trasporto partito il 22 febbraio 1944 e arrivato il 26 dello stesso mese.

All’arrivo al campo, Raimondo non superò la prima selezione e venne ucciso il giorno stesso insieme a sua madre e suo fratello.

Ruggero Achille Rodolfo Jona nacque a Torino il 5 febbraio 1932 da Remo e Ilka Vitale. Viveva coi genitori e con il fratello Raimondo in via Filangieri 4 a Torino.

Ebreo, dopo l’8 settembre 1943 per sfuggire al rischio della deportazione si nascose con la famiglia a Issime in Valle d’Aosta. In quel luogo, però, il 7 dicembre 1943 venne catturata insieme ai genitori e al fratello, condotto alle carceri di Aosta e quindi trasferito nel campo di Fossoli. fu deportato ad Auschwitz con il trasporto partito il 22 febbraio 1944 e arrivato il 26 dello stesso mese.

All’arrivo al campo, Ruggero non superò la prima selezione e venne ucciso il giorno stesso insieme a sua madre e suo fratello.

Edvige Lattes nacque a Torino il 4 ottobre 1881 da Israele e Sara Colombo. Abitava con i fratelli Leone e Itala in via Passalacqua 6 a Torino.

Dopo l’arresto del fratello per ragioni razziali, il 17 ottobre 1943 Edvige si recò presso le carceri Nuove dove era detenuto Leone, sottovalutando la pericolosità dell’azione. Riconosciuta quale ebrea, venne a sua volta arrestata insieme alla sorella Itala che l’accompagnava. Venne quindi trasferita alle carceri di Milano, e di qui il 6 dicembre 1943 deportata ad Auschwitz, dove arrivò l’11 dello stesso mese.

All’arrivo al campo, Edvige non superò la selezione iniziale e venne uccisa il giorno stesso insieme alla sorella.

Itala Lattes nacque a Torino il 1 febbraio 1886 da Israele e Sara Colombo. Abitava con i fratelli Leone e Edvige in via Passalacqua 6 a Torino. Al piano terra dello stesso indirizzo possedeva e gestiva il negozio “L’arte del rammendo”, dove lavorava come rammendatrice.

Dopo l’arresto del fratello per ragioni razziali, il 17 ottobre 1943 si recò presso le carceri Nuove dove era detenuto Leone, sottovalutando la pericolosità dell’azione. Riconosciuta quale ebrea, venne a sua volta arrestata insieme alla sorella Edvige che l’accompagnava. Venne quindi trasferita alle carceri di Milano, e di qui il 6 dicembre 1943 deportata ad Auschwitz, dove arrivò l’11 dello stesso mese.

All’arrivo al campo, Itala non superò la selezione iniziale e venne uccisa il giorno stesso insieme alla sorella.

Leone Lattes nacque a Torino il 13 gennaio 1891 da Israele e Sara Colombo. Abitava con le sorelle Edvige e Itala in via Passalacqua 6 a Torino.

Ebreo, dopo l’8 settembre 1943 si allontanò da Torino per sfuggire alle persecuzioni. Venne però arrestato a Ronco Biellese (VC) il 21 settembre 1943 e imprigionato alle Nuove di Torino. Il 17 ottobre 1943 le sorelle Edvige e Italia si recarono a chiedere notizie del fratello, sottovalutando la pericolosità della loro azione. Riconosciute quali ebree, furono a loro volta arrestate e poi deportate. Leone venne quindi trasferito alle carceri di Milano, e di qui il 30 gennaio 1944 deportato ad Auschwitz. Diversamente dalle sorelle Edvige e Itala, Leone superò la selezione iniziale e venne immatricolato.

Leone morì in un luogo sconosciuto dopo l’ottobre 1944.


Eleonora Levi nacque a Torino il 23 febbraio 1884, figlia di Davide e Elisa Rignano. Si sposò con Cesare Tedeschi, e la sua ultima residenza scelta liberamente a Torino fu in corso Massimo D’Azeglio 12 a Torino.

Ebrea, fu arrestata a Torino l’8 marzo 1944, come la nuora e il figlio Giorgio Tedeschi. Nel suo caso, in seguito a una delazione Eleonora fu prelevata da reparti nazisti nella clinica Sanatrix dove si trovava ricoverata in seguito di una grave operazione chirurgica. Rimase detenuta presso Le Nuove di Torino e successivamente nel campo di Fossoli, da dove venne deportata a Auschwitz. Il trasporto, che viaggiava sotto la sigla RSHA, partì il 5 aprile 1944, aggregò altri vagoni a Mantova e Verona, e arrivò ad Auschwitz il 10 aprile. Sono stati individuati 611 dei deportati presenti sul convoglio; di questi, secondo i documenti conservati nell’Archivio del Museo di Auschwitz, gli uomini immatricolati dopo aver superato la selezione all’arrivo furono 154 mentre le donne 80. In totale, alla fine della guerra i sopravvissuti furono 51.

Eleonora non superò la selezione iniziale e fu uccisa all’arrivo ad Auschwitz il 10 aprile 1944.

 

Alessandro Levi nacque a Torino il 12 ottobre 1901, figlio di Moise e Eugenia Todros. Sposato con Germana Garda, abitava con la famiglia in via Fratelli Carle 6 a Torino.

Ebreo, probabilmente a causa di una delazione, fu arrestato a Torino il 18 febbraio 1944. Fu trasferito nel campo di Fossoli, e di qui deportato ad Auschwitz il 22 dello stesso mese. Al suo arrivo al campo, superò la selezione iniziale e venne immatricolato col numero 174514.

Non abbiamo notizie certe sulla sua morte, che avvenne in luogo ignoto dopo il 18 gennaio 1945.

 

Germana Garda nacque a Nizza in Francia il 10 marzo 1904, figlia di Vittoria Avigdor. Sposata con Alessandro Levi, abitava a Torino in via Fratelli Carle 6 a Torino.

Ebrea, probabilmente in seguito a una delazione, il 18 febbraio 1944 fu arrestata da truppe tedesche insieme a suo marito Alessandro e ai figli Luciana e Sergio. Venne detenuta nel campo di Fossoli e in seguito fu deportata ad Auschwitz con un convoglio (lo stesso su cui viaggiava Primo Levi) che partì il 22 febbraio 1944 e giunse ad Auschwitz il 26 dello stesso mese. Il trasporto viaggiava sotto la sigla RSHA e il numero dei deportati che è stato possibile identificare è 489. Secondo la documentazione conservata negli archivi del Museo di Auschwitz, 95 furono gli uomini che superarono la selezione per il gas all’arrivo mentre le donne furono 29. Di questi solamente 23 erano vivi alla fine della guerra.

Non abbiamo notizie sulla data e sul luogo della morte di Germana, che avvenne dopo l’arrivo al campo di concentramento.

 

 

Luciana Levi nacque a Torino il 6 febbraio 1926, figlia di Alessandro e Germana Garda. Viveva coi genitori e il fratello Sergio in via Fratelli Carle 6 a Torino.

Ebrea, fu arrestata a Torino il 15 febbraio 1944 insieme ai suoi familiari da reparti tedeschi. Venne detenuta nel campo di Fossoli e in seguito fu deportata ad Auschwitz con un convoglio (lo stesso su cui viaggiava Primo Levi) che partì il 22 febbraio 1944 e giunse ad Auschwitz il 26 dello stesso mese. Il trasporto viaggiava sotto la sigla RSHA e il numero dei deportati che è stato possibile identificare è 489. Secondo la documentazione conservata negli archivi del Museo di Auschwitz, 95 furono gli uomini che superarono la selezione per il gas all’arrivo mentre le donne furono 29. Di questi solamente 23 erano vivi alla fine della guerra. Luciana superò la selezione. Non conosciamo il numero di matricola che le venne assegnato, e non sappiamo nulla della sua vita all’interno del lager.

Luciana morì nel gennaio del 1945 in luogo ignoto.

 

Sergio Levi nacque il 3 febbraio 1930 a Torino, figlio di Alessandro e Garda Germana. Viveva coi genitori e la sorella Luciana in via Fratelli Carle 6. Fu arrestato a Torino il 15 febbraio 1944 insieme ai suoi familiari da reparti tedeschi. Venne detenuto nel campo di Fossoli e in seguito fu deportato ad Auschwitz con un convoglio (lo stesso su cui viaggiava Primo Levi) che partì il 22 febbraio 1944 e giunse ad Auschwitz il 26 dello stesso mese. Sergio superò la selezione iniziale, venne immatricolato con il numero 174513, e dichiarò il mestiere di scolaro. In seguito fu trasferito a Buchenwald dove arrivò il 26 gennaio 1945 e gli fu assegnato il numero di matricola 120699. Qui venne classificato “Pol Jude” (ebrei considerati anche oppositori politici).

Non conosciamo la data della sua morte, che avvenne presso il campo di concentramento di Flossenbürg.

 

Donato Giorgio Levi nacque a Torino il 16 luglio 1896 da Costanzo e Marianna Sacerdote. Sposato con Paola Aprile, abitava a Torino in via duchessa Jolanda 21 a Torino.

Venne arrestato il 28 febbraio 1944 da forze armate tedesche in quanto ebreo, quindi detenuto presso le Nuove di Torino. Trasferito al campo di Fossoli, venne in seguito deportato al campo di concentramento di Auschwitz. Donato fu tra coloro che parteciparono alle “marce della morte”: trasferimenti (avvenuti in condizioni durissime) di prigionieri verso campi di concentramento più a Ovest per evitare che fossero liberati dall’esercito sovietico in avanzata.

Donato Giorgio risulta deceduto presso il campo di concentramento di Mauthausen nel maggio 1945.

 

 

Enzo Lolli, figlio di Camillo e Bice Jona e fratello di Corrado, Giuseppina e Ferruccio, nacque il 24 febbraio 1894 a Chiari (BS). Trasferitosi a Torino, si sposò con Emma Ester Treves da cui ebbe due figlie, Nedelia e Elda. Abitava con la famiglia in via Giacinto Collegno 45 a Torino.

Di formazione ingegnere idraulico, fu anche scrittore e filosofo (pubblicò il libro Il mondo come induzione neurica nel 1936). In seguito all’emanazione delle leggi razziali nell’autunno del 1938, la famiglia meditò di fuggire dall’abitazione, ma fu l’annuncio dell’entrata in guerra (10 giugno 1940), a spingerli a trovare rifugio nello sfollamento a Mezzenile, nelle Valli di Lanzo. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Enzo decise di separare la famiglia nella speranza di salvare i suoi cari. La moglie e la figlia più grande vennero assunte come governanti e bambinaie, mentre Nedelia, di soli 13 anni, venne accolta a Salice d’Ulzio da amici di famiglia, Dalmiro e Verbena Costa, e successivamente dalle suore del Buon Pastore di Villa Angelica a Torino, dove già si nascondevano due sue cugine.

Enzo trovò rifugio nell’ufficio torinese dell’amico Dalmiro Costa, dove custodiva anche denaro e gioielli. Il 6 giugno 1944 fu arrestato da due fascisti o nazisti con suo fratello Corrado. Una volta arrestato, Corrado si era ingenuamente fidato della promessa di libertà dietro pagamento e portò i due carcerieri al nascondiglio del fratello Enzo, che fu a sua volta arrestato. Ambedue i fratelli Lolli furono portati alla Carceri Nuove di Torino e poi alle carceri di Milano. Dopo alcuni mesi, furono deportati ad Auschwitz su un treno partito il 2 agosto 1944 da Verona, insieme ad altri deportati di varia provenienza.

Il convoglio arrivò ad Auschwitz il 6 agosto: Corrado e suo fratello Enzo furono uccisi all’arrivo.

 

Corrado Lolli, il secondo di quattro fratelli - oltre a lui Enzo, Giuseppina e Ferruccio - nacque il 30 luglio 1895 a Torino da Camillo e Bice Jona. Abitava al numero 33 di corso Altacomba (l’attuale corso Svizzera). Da piccolo ebbe la poliomielite che lasciò il segno in un tremito che accompagnava i suoi movimenti. Unico tra i suoi fratelli a non laurearsi, nel 1932 prese la tessera del Partito Fascista che gli fu poi revocata in quanto ebreo, secondo le disposizioni delle leggi razziali del 1938. A un periodo di poco successivo risale l'insegnamento presso un istituto magistrale di Parenzo (città della Croazia all’epoca in territorio italiano). Le poche testimonianze su Corrado ci raccontano di come si fosse dedicato alla legatoria, tanto da aprire un piccolo studio. Dalla nipote Nedelia Lolli (figlia di Enzo) sappiamo che lo zio amava passare il suo tempo con la piccola, insegnandole a giocare a scacchi nella mansarda della casa paterna.

Con l’inizio delle persecuzioni razziali, la famiglia Lolli si divise per cercare di nascondersi. Non si hanno notizie sul luogo dove Corrado si nascose. Il 6 giugno 1944 Corrado fu scoperto e catturato, in circostanze ignote, da italiani o tedeschi, i quali gli promisero la libertà se avesse dato loro del denaro o dei gioielli. Corrado, con ingenuità, li portò al nascondiglio del fratello Enzo (nell’ufficio di un amico, l’ingegnere Dalmiro Costa) dove i due rubarono denaro e gioielli. Ambedue i fratelli Lolli furono portati alla Carceri Nuove di Torino e poi alle carceri di Milano. Dopo alcuni mesi, furono deportati ad Auschwitz su un treno partito il 2 agosto 1944 da Verona, insieme ad altri deportati di varia provenienza.

Il convogliò arrivò ad Auschwitz il 6 agosto: Corrado e suo fratello Enzo furono uccisi all’arrivo.

 

Alberto Missaglia nacque a Torino il 10 settembre 1908, unico figlio di Paolo e Alessandra Salomone. Sposato con Emilia Riposio, con le figlie Enrica e Mariuccia viveva in corso principe Oddone 83 (attuale 21 dello stesso corso) a Torino.

Di famiglia antifascista (il padre era socialista), il suo impegno di lunga data si concretizzò, dal giugno 1944, con l’adesione alla Resistenza in collegamento con la banda Grandubbione che operava nel Pinerolese, col nome di battaglia “Berto”. Il suo impegno si attuò nella stampa di numeri clandestini de “L’Unità” (Alberto era iscritto al Partito Comunista) e nella realizzazione di documenti falsi utili alla Resistenza nella fotolitografia di famiglia. Arrestato a Torino il 20 agosto 1944 da forze armate repubblichine, dopo un periodo di detenzione in una caserma di Venaria Reale, venne trasferito alle Nuove e quindi all’Albergo Nazionale per interrogatori. Nonostante le torture, Alberto si assunse tutte le responsabilità scagionando il padre e non denunciando nessuno. Deportato quindi a Dachau, dove arrivò il 9 ottobre 1944, venne immatricolato col numero 113410, classificato nella categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici).


Alberto morì a Dachau il 15 aprile 1945. Il suo nome è ricordato anche nella lapide di piazza Benefica, che ricorda i partigiani caduti del quartiere “Cit Turin”.

Italo Momigliano nacque a Torino il 12 dicembre 1899 da Giuseppe e Leonilde Tersilla Segre. Dopo aver sposato Regina Jacob a Parigi, rientrò in Italia, dove nacque la figlia Silvana. Abitava con la famiglia in via Fontanesi 38 a Torino.

Ebreo, per sfuggire alle persecuzioni si rifugiò a San Sebastiano da Po. Venne però arrestato il 14 settembre 1944 da italiani. Detenuto alla caserma Lamarmora di via Asti e poi alle Nuove di Torino, venne quindi trasferito al campo di transito (Durchgangslager) di Gries-Bolzano, e di qui il 14 dicembre 1944 deportato a Flossenbürg, dove venne immatricolato col numero 40041. Con lui erano i suoi due fratelli Aldo e Dante, che morirono nel giro di nove giorni.

Trasferito a Bergen-Belsen tra l’8 e il 10 marzo del 1945, Italo vi morì in data ignota.

Pilade Momigliano nacque a Torino il 12 luglio 1880 da Pacifico e Decima Segre. Sposato con Emma Razzola, aveva il suo ufficio di rappresentante di commercio in corso Palestro 9 a Torino.

Ebreo, venne arrestato il 19 giugno 1944 da italiani. Detenuto in un primo tempo alle Nuove di Torino, venne quindi trasferito alle carceri di Milano. Fu deportato ad Auschwitz con un convoglio partito da Verona il 2 agosto 1944.

Pilade non superò la selezione iniziale, e fu ucciso a Auschwitz il giorno stesso del suo arrivo, il 6 agosto 1944. A Auschwitz era stata deportata anche la sorella di Pilade, Ester Tranquilla, abitante a Genova, che venne uccisa il giorno stesso del suo arrivo al campo, il 6 febbraio 1944.

Luigi Nada nacque a Torino l’8 giugno 1910 da Michele e di Luigia Cavassa. Sposato con Cristina Bertinetto, viveva con la famiglia in strada comunale di Bertolla 105 (l’attuale 9B della stessa strada) a Torino.

Operaio presso la Fiat officina aeronautica, ebbe un ruolo negli scioperi del marzo 1944, e per questo motivo venne arrestato il 13 marzo 1944. Deportato a Mauthausen, vi arrivò il 20 marzo dello stesso anno, venne immatricolato con il numero 59012 e classificato sotto la categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici). Dichiarò il mestiere di saldatore autogeno. Venne in breve trasferito nel sottocampo di Gusen.

Luigi venne assassinato il 10 aprile 1944 nel campo di Gusen in seguito a un tentativo di fuga. Scoperta la sua mancanza al momento dell’appello, Luigi venne presto individuato, percosso e portato presso la piazza dell’appello per una pena esemplare davanti agli altri prigionieri. Venne finito per affogamento in un bidone d’acqua. Molti superstiti ricordarono quei momenti nelle loro memorie. Tra tutti, citiamo Ferruccio Maruffi, Quinto Osano, Nino Bonelli e Pio Bigo.

Eugenio Nizza, figlio di Leone e Adele Fubini nacque a Torino il 14 gennaio 1886. Sposato con Tersilia Pozzo, abitava a Torino in via Principe Tommaso 42 a Torino.

Venne arrestato il 20 giugno 1944 dalla coppia di razziatori di ebrei Soave e Fracchia, che agivano in rapporto con le SS per catturare ebrei destinati alla deportazione. Detenuto presso Le Nuove di Torino, fu successivamente trasferito nelle carceri di San Vittore di Milano, per poi essere deportato da Verona il 2 agosto 1944 con destinazione Auschwitz.

I dati sulla sua immatricolazione rimangono dubbi come anche le informazioni sulla data e il luogo del suo decesso, che avvenne in prigionia.

 

Alfonso Ogliaro nacque il 30 maggio 1897 a Biella da una famiglia operaia. Abitava in via Gioberti 69 a Torino.

Rimasto orfano in giovane età, esercitò diversi mestieri (manovale, muratore, contadino, falegname) entrando a contatto con il mondo del lavoro e delle sue organizzazioni politiche (Partito socialista) e sindacali (Confederazione generale del Lavoro). Trasferitosi a Torino presso la direzione del Sindacato degli edili, continuò il suo impegno politico anche durante il ventennio di dittatura fascista, mantenendo contatti con antifascisti e fuoriusciti. Dopo l’8 settembre 1943, la sua attività clandestina venne individuata dalla polizia fascista e dalla Gestapo, che tra gennaio e marzo 1944 procedettero a molti arresti tra gli esponenti del CLNRP (Comitato di liberazione nazionale regionale del Piemonte). Il 9 marzo, nell’ambito di un’operazione di repressione contro partecipanti e organizzatori degli scioperi operai del marzo 1944, Alfonso venne arrestato a Torino insieme alla segretaria, Nuccia Adamo, e al compagno socialista Filippo Acciarini: i due uomini vennero poi tradotti a Milano e imprigionati a San Vittore. Il 25 aprile 1944, Alfonso fu trasferito nel campo di Fossoli, per poi essere deportato il 21 giugno con un convoglio di 475 deportati. Arrivato a Mauthausen, il 24 giugno venne immatricolato col numero 76483, classificato sotto la categoria “Schutzhaft” (prigioniero per motivi politici) e dichiarò la professione di industriale. Subì diversi trasferimenti nei sottocampi di Mauthausen: prima Grossramming e quindi, dopo il mese di agosto, Schlier Redl-Zipf, in ultimo Gusen.

Alfonso morì in una data incerta, tra il 20 febbraio e il 20 marzo 1945.

 

Renato Ortona nacque a Torino l’8 ottobre 1915 da Attilio e Lina De Benedetti. Sposato con Silvia Bellina Jona, viveva con la famiglia in via Saluzzo 19 a Torino.

Ebreo, venne arrestato il 3 febbraio 1944 da tedeschi. Detenuto in un primo tempo alle Nuove di Torino, venne quindi trasferito al campo di Fossoli. Fu deportato ad Auschwitz con un convoglio partito da Fossoli il 22 febbraio 1944 e che arrivò il 26 febbraio successivo. Venne immatricolato col numero 174536.

Renato morì ad Auschwitz il 5 maggio 1944.

Felice “Felicino” Ottolenghi nacque a Torino il 1 giugno 1911 da Silvio e Albertina Moscato. Felicino abitava al numero 10 dell’attuale via Gramsci (all’epoca chiamata via XXIV maggio) a Torino.

Felicino viene descritto da Aldo Zargani in Per violino solo come “altissimo, bellissimo, Nizza Cavalleria, elmo dorato e cimiero d’argento”, e come molto coraggioso al limite dell’incoscienza, tanto da frequentare regolarmente – lui ebreo – i caffè alla moda di piazza Carlo Felice nell’autunno 1943 (mentre il divieto di ingresso datava dalle leggi razziali del 1938 e, al contempo, era ormai di pubblico dominio la notizia delle deportazioni in Germania per gli ebrei). Arrestato il 4 ottobre 1943 da forze armate tedesche, venne a lungo torturato perché rivelasse il nascondiglio del ricco padre Silvio, che poté evitare la deportazione anche grazie al silenzio del figlio. Detenuto in un primo tempo presso le carceri Nuove di Torino, venne in seguito trasferito alle carceri di Milano. Di qui venne deportato ad Auschwitz con il convoglio che partì il 6 dicembre 1943 e che arrivò l’11 dello stesso mese. Al suo arrivo superò la selezione iniziale e venne immatricolato.

Felicino morì ad Auschwitz dopo il dicembre 1944.

Lucio Pernaci nacque il 16 gennaio 1900 a Caltanissetta da Michele e Giuseppa. Sposato con Adele Garlisi, abitava in corso Regio Parco 35 a Torino.

Ferroviere in Sicilia, perse il lavoro nel 1927 per il suo rifiuto di prendere la tessera del Partito fascista. Si trasferì quindi a Torino dove trovò lavoro presso la Fiat Ferriere. Lucio partecipò agli scioperi del marzo 1944 e per questo motivo venne chiamato in questura. Convinto che si trattasse di ricevere notizie dei figli sfollati in Abruzzo, e di cui non aveva più notizie a causa dei combattimenti nella penisola, venne invece arrestato. Venne deportato a Mauthausen, dove arrivò l’11 marzo 1944 e fu immatricolato con il numero 57336.  Venne classificato sotto la categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici) e dichiarò il mestiere di muratore.

 

Lucio morì il 27 giugno 1944 a Gusen, un sottocampo di Mauthausen.

 

La nascita di Luigi Porcellana è incerta: nacque il 15 o 25 marzo 1908 oppure il 15 marzo 1898 a Torino, figlio di Maddalena Durando e Giovanni Porcellana. Abitava in Corso Casale 10 a Torino.

Venne arrestato a Torino nel novembre del 1943 poiché attivo nelle prime formazioni Garibaldi operanti nel pinerolese. Trasferito presso il carcere Le Nuove, fu deportato a Mauthausen con un convoglio partito da Torino, composto da un solo carro bestiame e partito dalla Stazione di Porta Nuova il 13 gennaio 1944 che giunse in Lager il giorno successivo. Gli venne assegnato il numero di matricola 42301 e fu classificato con la categoria Pol. Luigi venne prima trasferito a Schwechat-Floridsdorf, sottocampo di Mauthausen, poi di nuovo nel campo centrale e infine nell’Erholungsheim-Hartheim.

Luigi morì nel campo di Hartheim il 29 aprile o il 29 settembre 1944.

La data di nascita del 1909 è incisa sulla pietre per volontà e su richiesta della famiglia.

Rosetta Rimini nacque a Venezia il 9 agosto 1891 da Girolamo e Giulia Ancona. Sposata con Aristide Tedeschi e madre di Lidia “Pucci” Tedeschi, abitava con la famiglia in via Aurelio Saffi 13 a Torino.

Quando il 27 ottobre 1943 la figlia Lidia venne arrestata da componenti delle Brigate nere e portata al comando delle SS dell’Hotel Nazionale, Rosetta accorsa per cercare di salvarla e venne arrestata a sua volta. Detenuta presso Le Nuove di Torino, venne poi trasferita nelle carceri di San Vittore a Milano. Venne deportata da Milano il 6 dicembre, con un convoglio che viaggiava sotto la sigla RSHA e aveva come destinazione Auschwitz, dove arrivò l’11 dicembre 1943.

Rosetta non superò la selezione iniziale e venne uccisa al suo arrivo nel campo.

 

Lidia Tedeschi, detta “Pucci”, nacque a Torino il 29 gennaio 1925 da Girolamo e Rosetta Rimini, con i quali abitava in via Aurelio Saffi 13 a Torino.

Ebrea, venne arrestata il 27 ottobre 1943 da componenti delle Brigate nere e portata al comando delle SS dell’Hotel Nazionale. Lo stesso giorno venne arrestata anche la madre, che era accorsa per cercare di salvarla. Detenuta presso Le Nuove di Torino, venne poi trasferita nelle carceri di San Vittore a Milano. Venne deportata da Milano il 6 dicembre, con un convoglio che viaggiava sotto la sigla RSHA e aveva come destinazione Auschwitz, dove arrivò l’11 dicembre 1943.

Lidia morì subito dopo la liberazione, avvenuta il 27 gennaio 1945.

 

Gino Rossi nacque a Venezia il 18 agosto 1884 da Pellegrino e Estella Maestro. Sposato con Teresa Chiorino, viveva in corso Marconi 38 a Torino.

Il 17 aprile 1944 venne individuato con l’inganno e arrestato. Renato Fracchia di Spinetta Marengo, razziatore di ebrei, di casa all’Albergo Nazionale dove era acquartierata la polizia delle SS, promise alla moglie di Gino documenti falsi in cambio di diecimila lire, ma appena la donna sborsò la somma, Fracchia e il suo compare Soave catturarono Gino oltre a razziare altri oggetti in casa. Dalle carceri Nuove di Torino dove fu imprigionato, Gino venne trasferito nel campo di Fossoli, per poi essere deportato a Auschwitz da Verona il 2 agosto dello stesso anno. Il convoglio comprendeva diversi vagoni, destinati a diversi campi di concentramento: Gino era sul vagone 14, che viaggiava sotto la sigla RSHA ed era stato destinato agli ebrei con destinazione Auschwitz. Il Centro di documentazione ebraica contemporanea ha identificato 333 deportati di quel convoglio, di cui 96 sopravvissuti.

Gino fu ucciso all’arrivo ad Auschwitz il 6 agosto 1944.

 

Marianna Sacerdote nacque a Torino l’8 gennaio 1874 da Raffaele Sacerdote e Terracini Rosalia. Coniugata con Levi Costanzo, abitava a Torino in via Amedeo Avogadro 19.

Ebrea, venne arrestata a Chieri il 28 febbraio 1944 da reparti tedeschi e detenuta presso il carcere Le Nuove di Torino. Fu poi trasferita al campo di Fossoli di Carpi in provincia di Modena da dove venne deportata ad Auschwitz. Il trasporto, che viaggiava sotto la sigla RSHA, partì da Fossoli il 5 aprile 1944 e arrivò ad Auschwitz il 10 successivo. A Mantova e Verona furono annessi altri vagoni (componevano il convoglio num.9). Il numero di deportati identificato è di 611 e secondo i documenti conservati nell’Archivio del Museo di Auschwitz, gli uomini immatricolati dopo aver superato la selezione sono 154 mentre le donne 80. I reduci risultano essere 51.

Marianna fu tra le donne che non superarono la selezione e fu uccisa al suo arrivo nel lager il 10 aprile 1944.

Giorgio Sacerdote nacque a Torino il 24 maggio 1887 da Salvatore e Adele Bona Vita Levi. Sposato con Amalia Micheletto, abitava con la famiglia in corso Vinzaglio 2 a Torino.

Ebreo, venne arrestato a Torino il 29 aprile 1944. Detenuto alle Nuove di Torino, Giorgio venne quindi trasferito a Fossoli. Il 2 agosto 1944 fu infine deportato da Verona su un convoglio diretto a Auschwitz, dove arrivò il 6 agosto 1944.

Non abbiamo notizie certe sul suo destino una volta arrivato al campo: se sia stato selezionato per la camera a gas oppure se sia stato immatricolato e sia morto in seguito. Giorgio morì in prigionia in luogo ignoto e in una data sconosciuta.

Silvio Segre nacque a Settimo Torinese il 5 settembre 1904 da Augusto e Leonilda Momigliano. Silvio abitava a Torino al numero 15 di piazza Carlina (piazza Carlo Emanuele II) a Torino.

Ebreo, il 27 ottobre 1943 venne arrestato da tedeschi. Detenuto in un primo tempo presso le Nuove di Torino, venne in seguito trasferito nelle carceri di Milano. Fu deportato ad Auschwitz con il trasporto partito da Milano il 6 dicembre 1943. Venne immatricolato col numero 168021. Al momento della liberazione del campo di Auschiwitz (27 gennaio 1945) non si trovava più nel campo, ma era stato trasferito nel campo di concentramento di Dachau, dove era stato immatricolato col numero 127167.

Silvio morì a Dachau il 15 marzo 1945.

Salvatore Segre nacque ad Asti il 31 ottobre 1897, figlio di Leone e Annetta. Coniugato con Treves Eugenia abitava in via Principe Tommaso 18 a Torino, dove esercitava la professione di rappresentante di commercio.

Dopo l’8 settembre 1943 riparò nell’astigiano con la famiglia per tornare a Torino con il figlio Alberto e prendere contatto coi Gap torinesi e coi nuclei partigiani della Val di Susa. A causa del tradimento di un fascista infiltrato il 17 dicembre 1943 venne arrestato a Torino da reparti tedeschi e detenuto presso il carcere Le Nuove di Torino. Deportato con il primo convoglio costituito alle carceri torinesi, giunse a Mauthausen il 14 gennaio 1944. Registrato con il numero di matricola 42313, venne classificato con la categoria Jude.

Trasferito nel sottocampo di Melk, morì poi nel sottocampo di Ebensee durante l’evacuazione del campo, il 5 maggio 1945.

Alberto Segre nacque il 24 novembre 1925 a Torino, figlio di Salvatore e Linda Cases, con i quali abitava a Torino in via Principe Tommaso 18.

Dopo l’8 settembre 1943, in un primo momento si nascose insieme alla famiglia nell’astigiano, per poi tornare poco dopo a Torino con suo padre e prendere contatti con i GAP (Gruppi di azione patriottica) torinesi e le formazioni partigiane della Val di Susa. In seguito al tradimento di un fascista infiltrato, fu arrestato da reparti tedeschi insieme a suo padre il 17 dicembre 1943 e detenuto presso Le Nuove di Torino. Deportato a Mauthausen per motivi politici con un convoglio partito da Torino il 21 febbraio 1944, venne immatricolato con il numero 42312 e classificato con la categoria “Jude”. Trasferito a Melk, sottocampo di Mauthausen, viene poi separato dal padre al momento dell’evacuazione del campo e condotto nel Revier (infermeria) di Mauthausen.

Alberto morì fra il 2 e il 3 aprile 1945.

 

Ugo Segre nacque a Torino il 18 novembre 1892 da Pacifico e Ernestina Segre. Sposato con Iolanda Momigliano, abitava con la famiglia al numero 50 di corso Dante Alighieri (attuale numero 90) a Torino.

Ebreo, 3 dicembre 1943 venne arrestato a Varese da italiani. Detenuto in un primo tempo presso le carceri di Varese, quindi alle carceri Nuove di Torino, venne in seguito trasferito al campo di Fossoli. Fu deportato ad Auschwitz con il trasporto partito da Fossoli il 22 febbraio 1944.

Ugo non superò la selezione iniziale, e venne ucciso il giorno del suo arrivo a Auschwitz, il 26 febbraio 1944.

Tullio Segre nacque a Torino il 1 giugno 1924 da Ugo e Iolanda Momigliano. Abitava con la famiglia al numero 50 di corso Dante Alighieri (attuale numero 90) a Torino.

Ebreo, il 3 dicembre 1943 venne arrestato a Varese da italiani. Detenuto in un primo tempo presso le carceri di Varese, quindi alle carceri Nuove di Torino, venne in seguito trasferito al campo di Fossoli. Venne deportato ad Auschwitz con il trasporto partito da Fossoli il 22 febbraio 1944. Al suo arrivo il 26 febbraio seguente superò la selezione iniziale e venne immatricolato col numero 174547.

Tullio morì in prigionia in un luogo ignoto in una data successiva al 21 aprile 1944.

Iolanda Momigliano nacque a Torino il 2 agosto 1902 da Aronne e Alice Sacerdote. Sposata con Ugo Segre, abitava con la famiglia al numero 50 di corso Dante Alighieri (attuale numero 90) a Torino.

Ebrea, il 3 dicembre 1943 venne arrestata a Varese da italiani. Detenuta in un primo tempo presso le carceri di Varese, quindi alle carceri Nuove di Torino, venne in seguito trasferita al campo di Fossoli. Venne deportata ad Auschwitz con il trasporto partito da Fossoli il 22 febbraio 1944.

Iolanda non superò la selezione iniziale, e venne uccisa il giorno del suo arrivo a Auschwitz, il 26 febbraio 1944.

Michele Tabor nacque a Mondovì il 1 settembre 1886 da Paolo e Antonia Ivaldi. Sposato con Felicita Mollo, viveva con la famiglia presso l’attuale via Martorelli 100 a Torino.

Operaio presso le Ferriere Fiat, era membro della 7^ brigata SAP De Angeli col nome di battaglia di “Leo” e ebbe un ruolo negli scioperi del marzo 1944. Per questo motivo venne arrestato in una retata a Torino il 4 marzo e deportato a Mauthausen l’11 marzo dello stesso anno. Nel campo Michele fu immatricolato col numero 57422 e classificato nella categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici). Dichiarò il mestiere di fonditore. Venne in seguito trasferito nei sottocampi di Gusen e di Ebensee.

Michele morì a Ebensee il 27 giugno 1944. Il suo nome è ricordato sulla lapide aziendale un tempo posta presso le Ferriere Fiat e ora conservata presso il Museo Diffuso della Resistenza di Torino.

Giacomo Tedeschi nacque a Torino il 12 luglio 1892 da Giuseppe e Pia. Giacomo abitava in via San Francesco da Paola 15 a Torino.

Ebreo, il 25 febbraio 1944 venne arrestato da forze armate italiane. Detenuto in un primo tempo presso le carceri Nuove di Torino, venne in seguito trasferito al campo di Fossoli. Fu deportato ad Auschwitz con il trasporto partito da Fossoli il 5 aprile 1944. Non abbiamo notizie certe sulla sorte di Giacomo al suo arrivo al campo, ovvero se fu ucciso subito col gas oppure se venne immatricolato e avviato al lavoro forzato.

Giacomo morì in prigionia in un luogo sconosciuto e in una data ignota.

Luciano Treves nacque a Napoli il 28 settembre 1920, figlio di Jona Leone e Foa Venturina Colomba. Di professione contabile, abitava in via Campana 18 bis a Torino.

Insieme al fratello Renato fece parte della Resistenza aderendo fin dal 12 settembre 1943 al gruppo SAP (Squadra di azione patriottica) che sarebbe stato intitolato a Giambone. Arrestato a Torino il 9 dicembre 1943 da reparti tedeschi, fu detenuto presso Le Nuove di Torino per accuse di natura politica. Deportato con un convoglio partito da Milano, giunse a Mauthausen il 14 gennaio 1944: gli fu assegnato il numero di matricola 42314 e venne classificato sotto la categoria “Jude”.

Trasferito a Melk, sottocampo di Mauthausen, Luciano morì il 25 aprile 1945 durante l’evacuazione del campo.

 

Renato Treves nacque ad Alessandria il 12 luglio 1923, figlio di Jona Leone e Venturina Colomba Foa. Abitava a Torino in via Campana 18 bis.

Insieme al fratello Luciano fece parte della Resistenza aderendo fin dal 12 settembre 1943 al gruppo SAP (Squadra di azione patriottica) che sarebbe stato intitolato a Giambone. Arrestato a Torino il 9 dicembre 1943 da reparti tedeschi, fu detenuto presso Le Nuove di Torino e deportato con un convoglio partito da Milano che giunse a Mauthausen il 14 gennaio 1944. All’arrivo gli fu assegnato il numero di matricola 42315, fu classificato sotto la categoria “Jude” e come mestiere dichiarò di essere rappresentante. Venne poi più volte trasferito nei sottocampi di Mauthausen, prima a Solvay-Ebensee e in seguito a Wels II.

La morte di Renato fu registrata il 12 aprile 1945 a Gunskirchen o Wels, anche questi sottocampi di Mauthausen.

 

Giovanni Antonio Vacca nacque a Ovodda (NU) il 22 gennaio 1897. Trasferitosi a Torino, abitava in piazza Peyron 13.

Avvocato, impegnato nella Resistenza, venne arrestato il 12 agosto 1944 mentre tentava di far liberare alcuni detenuti politici. Venne deportato a Dachau il 5 ottobre 1944, dove venne immatricolato col numero 113596 e classificato nella categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici). Dichiarò il mestiere di avvocato. In seguito, venne trasferito nei campi di Natzweiler, Sachsenhausen e infine Buchenwald, dove venne nuovamente immatricolato col numero 31168 e classificato nella catagoria “Pol” (prigioniero per motivi politici).


Giovanni Antonio morì a Buchenwald dopo il 6 febbraio 1945.

Ernesto Valabrega nacque a Torino il 21 gennaio 1901 da Vittorio e Enrichetta Lattes. Sposato con Tranquilla Momigliano, viveva con la famiglia in corso Massimo d’Azeglio 23 a Torino.

Dopo essersi laureato in ingegneria elettrotecnica nel 1923, Ernesto affiancò il padre nella gestione della fabbrica di mobili Valabrega. Nonostante la sua iscrizione al Partito fascista risalisse al 1932, in quanto ebreo fu colpito dalle leggi razziali del 1938, che portarono anche alla sua espulsione dal partito. In seguito, nel 1944, il mobilificio cambiò nome da “V. Valabrega” a “Mobilart”. Dopo l’occupazione tedesca seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943, la famiglia Valabrega si rifugiò a Biella presso una zia di Tranquilla per sfuggire alle persecuzioni razziali. Ciononostante, Ernesto continuava il suo impegno presso la fabbrica torinese per salvaguardare la produzione di mobili e il lavoro degli operai. A causa di una delazione, Ernesto venne arrestato presso la fabbrica il 24 marzo 1944 da italiani. Detenuto in un primo tempo presso le Nuove di Torino, venne quindi trasferito al campo di Fossoli. Fu deportato ad Auschwitz con un convoglio partito da Fossoli il 5 aprile 1944 e al suo arrivo venne immatricolato. In un momento successivo venne spostato verso Ovest, nella zona di Monaco di Baviera.

Ernesto morì il 31 ottobre 1944 nel campo di Kaufering IV, sottocampo di Dachau.

Michele Valabrega nacque a Torino il 10 febbraio 1885, figlio di Anselmo e Stellina. Abitava a Torino in via Po 25 con la moglie Maria Irene Roscetti, con la quale ebbe quattro figli: Mario, Aldo, Gino e Stella.

Ebreo, il 5 dicembre 1943 venne arrestato insieme alla moglie e alla figlia Stella da forze armate fasciste repubblichine; venne detenuto presso Le Nuove di Torino e successivamente trasferito presso il campo di transito di Fossoli. Il 22 febbraio 1944 venne deportato ad Auschwitz con il convoglio n. 8, che giunse in Lager il 26 dello stesso mese (sullo stesso convoglio era stato deportato Primo Levi). Il trasporto viaggiava sotto la sigla RSHA. Secondo i documenti conservati nell’archivio del Museo di Auschwitz furono 95 gli uomini e 29 le donne che superarono la selezione iniziale (tra le quali la figlia di Michele Valabrega, Stella).

Michele non superò la selezione e fu tra coloro che furono uccisi all’arrivo ad Auschwitz il 26 febbraio 1944.

 

Maria Irene Roscetti nacque a Torino il 12 maggio 1892, figlia di Antero. Sposata con Michele Valabrega con il quale ebbe i figli Mario, Aldo, Gino e Stella, abitava a Torino in via Po 25.

Ebrea, venne arrestata il 5 dicembre 1943 da forze armate fasciste repubblichine insieme al marito e alla figlia Stella, venne detenuta presso Le Nuove di Torino e successivamente trasferita nel campo di Fossoli. Fu deportata il 22 febbraio 1944 con un trasporto che viaggiava sotto la sigla RSHA, e che arrivò a Auschwitz il 26 dello stesso mese. Il Centro di documentazione ebraica contemporanea (CDEC) ha identificato 489 deportati presenti sul convoglio, dei quali 23 sopravvissuti: si tratta per lo più di ebrei italiani e stranieri arrestati da agenti di Pubblica Sicurezza italiana in seguito all’ordine d’arresto datato 30 novembre 1943 del Ministro dell’Interno G. Buffarini Guidi. La figlia Stella fu tra i sopravvissuti.

Dopo l’arrivo a Auschwitz, non abbiamo notizie certe sull’immatricolazione di Maria Irene, e nemmeno sul luogo e sulla data della sua morte, che potrebbe essere avvenuta immediatamente all’arrivo oppure in seguito durante la prigionia.

 

Stella Valabrega nacque a Torino il 10 giugno del 1923 da Michele e Maria Irene Roscetti, che ebbero altri tre figli, Mario, Gino e Aldo. Abitava con la famiglia in via Po 25 a Torino.

Stella conobbe le drammatiche limitazioni ai suoi diritti fondamentali già a partire dalle leggi razziali del 1938, e dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, all’età di 20 anni, fu arrestata a Torino insieme ai genitori il 5 dicembre 1943. Prelevati dai repubblichini fascisti, furono trasferiti alle carceri Nuove di Torino dove restarono fino al 17 gennaio del 1944. Il 22 febbraio 1944 Stella fu deportata da Fossoli sul convoglio sul quale si trovava anche Primo Levi, e giunse il 26 dello stesso mese nel campo di sterminio di Auschwitz: qui fu immatricolata con il numero 75697 (ad Auschwitz il numero veniva tatuato sul braccio degli häftling – detenuti – durante le fasi di registrazione dei prigionieri). Stella rimase internata ad Auschwitz fino al 30 dicembre del 1944.

Nel gennaio del 1945 venne coinvolta in una delle terribili “marce della morte” (marce forzate finalizzate a spostare verso occidente i prigionieri in territori ancora non minacciati dall’avanzata dell’esercito sovietico) che la condusse al campo di concentramento di Bergen Belsen. Il lager venne liberato il 15 aprile del 1945 dai soldati britannici.

Sopravvissuta, a partire dal 20 aprile Stella venne curata prima ad Amburgo e successivamente in Svezia dalla Croce Rossa, che si occupava di dare un primo soccorso ai sopravvissuti.  Dopo un ennesimo lungo viaggio, Stella venne rimpatriata in Italia il 7 settembre del 1945. Nei primi anni dopo il ritorno in Italia, Stella visse a Biella e a Torino, rispettivamente a casa dei fratelli Gino e Aldo. Nel 1950 sposò a Torino Giuseppe Duretti con il quale ebbe due figli: Mariella e Roberto. Morì a Chivasso, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita, il 9 ottobre del 1978.

 

Gino Voghera nacque a Padova il 24 maggio 1889 da Benedetto Salvatore e Anna Salom. Sposato con Gaetana Nejrotti, abitava con la famiglia al 31 di corso Oporto (l’attuale corso Matteotti) a Torino.

Ebreo, venne arrestato a Torino il 18 marzo 1944. Detenuto alle Nuove di Torino, Gino fu quindi trasferito a Fossoli. Il 2 agosto 1944, venne infine deportato da Verona su un convoglio diretto a Auschwitz, dove arrivò il 6 agosto 1944.

Non abbiamo notizie certe sul suo destino una volta arrivato al campo: se sia stato selezionato per la camera a gas oppure se sia stato immatricolato e sia morto in seguito. Gino morì in prigionia in luogo ignoto in una data sconosciuta.

Lina Letizia Zargani nacque a Livorno il 26 maggio 1892, figlia di Eugenio e Ventura Ottavia. Sposata con Rino Poggetto, abitava a Torino in Corso Cairoli 32.

Dopo aver lasciato la città, in quanto ebrea fu arrestata dalle SS a Ronco Biellese (VC) in seguito a una delazione anonima. Detenuta presso le carceri Nuove di Torino, fu trasferita nelle carceri di San Vittore di Milano e quindi deportata ad Auschwitz. Il convoglio composto a Milano e poi a Verona il 6 dicembre 1943 giunse in Lager l’11 dicembre successivo e viaggiava sotto la sigla RSHA. Durante il tragitto, il trasporto venne unito al convoglio 21T proveniente da Trieste. Secondo la documentazione conservata nell’archivio del Museo di Auschwitz, in totale vennero immessi nel campo 61 uomini e 35 donne. Mancando la lista di trasporto non si conosce il numero esatto dei deportati: al momento attuale ne sono stati identificati dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea 246, dei quali solo 5 sono i reduci.

Certo è l’arrivo a Auschwitz, mentre l’immatricolazione di Lina e il luogo e la data della sua morte (che avvenne in prigionia) restano sconosciuti.

La data di morte è incisa sulla pietra per volontà del richiedente, sulla base di ricordi personali.

 

 


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